29/12/2008
BERGAMO ARTE FIERA - Mostra mercato di arte contemporanea

Da Venerdi 9 a Lunedì 12 Gennaio 2009 alla Fiera Nuova (Via Lunga – BG) sarà presente Daniele Lunghini con le sue opere all’interno dello stand della Mazzoleni Art Gallery (stand 59 – 61 – 139 – 141 - Padiglione B.) In questo spazio saranno esposte opere pittoriche e scultoree di alcuni ... [READ MORE]

Daniele Lunghini.
Un onirico architetto del proto-futuristico.
Che cos’altro ci si poteva aspettare da uno che si è alimentato voracemente della saga di Guerre Stellari e dei film Spielberg? Che avrebbe forse creato poetiche di stampo da corrente artistico/pittorica? Lunghini è cresciuto con i viaggi tra le stelle e i miti del cinema pop americano. Nelle sue tavole possiamo anche trovare i sogni impossibili di un Giulio Verne e la sua visione fuori tempo; il tocco antico, rigido e disciplinato ma irrequieto e venato di sapori da antica pergamenta di un Da Vinci; la drammaticità, il classicismo tipico dei mondi del Dorè, con tutto il suo mondo fascinoso ma oscuro, dove la speranza sembra essere una piccolissima ma indomita fiamma.
Ed è proprio quel suo tratto da codice leonardesco che l’ha riportato in un alveo più propriamente di pittura piuttosto che di illustrazione o di storyboard da animazione. Lunghini utilizza spruzzate di china che effettua con una siringa non solo per dare volume alle forme, ma anche, e forse soprattutto, per dare un aspetto di antico foglio maltrattato e nobilitato dal tempo.
La necessità di un salto fantastico è estremamente forte e visibile. Impressionismo onirico. I suoi sono viaggi nel tempo, proprio come uno scienziato rinascimentale che tenta di annotare le proprie impressioni sul proprio taccuino. Il gioco dei salti temporali continua non solo nelle macchine proto-futuristiche (dirigibili, alianti, mongolfiere etc.), ma anche nella loro contestualizzazione: un dagherrotipo medievalizzato i cui colori vengono aggiunti artigianalmente in seguito a mano a causa di, udite udite, limitazioni tecnologiche di quel tempo fuori dal tempo. Proprio come erano costretti a fare i primi fotografi professionisti.
Nelle sue tavole si raccontano storie. Lo sviluppo narrativo tiene conto di due soggetti: il mondo del contenuto e il fruitore contemporaneo. Il dagherrotipo è antiquato agli occhi del fruitore, ma avanzato per il mondo illustrato. Le macchine/edifici sono avanzate per il fruitore (pur sempre di fantascienza si tratta!) ma antiquati per il contenuto mondo. E in tutto questo il collante onirico, che tutto risistema, che tutto giustifica, che tutto poetizza.
La città ideale. Forse qui l’aspetto ludico del lunghini esce con tutta la sua forza. Luciano Laurana, l’idelogo che produsse il manifesto che mai come oggi sembra essere attuale. La città è ideale in quanto perfetto contenitore dello spirito umano. Lunghini esaspera il concetto e crea una città che è una new york o una Dubai plausibile, dove si ricade nel mastodontico e nell’iperdimensionato. Qui l’uomo ritrova i propri sogni, la propria voglia di modellare a proprio piacimento il panorama. Nella sua città ideale, per lunghini caos non è sinonimo di disordine ma di leggerezza.
Le navi poste su colonne in mezzo al mare sembrano voler decollare piuttosto che tornare nel’alveo per il quale sono state create. Le funi sembrano tenerle legate in uno stato di immobilità instabile. Il desiderio di volare è qualcosa che di peccaminoso.
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